Una civiltà antichissima, da sempre profonda conoscitrice dell’arte manifatturiera. Ecco il saper fare dell’artigianato cinese in tutta la sua bellezza, che potrete ritrovare alla Mostra dell’Artigianato 2016.

La seta, orgoglio dell’Impero Celeste

Narra una leggenda cinese che la scoperta dell’utilità del baco da seta sia da attribuire ad un’imperatrice vissuta nel XXVIII secolo a.C.  Pare che la sovrana stesse passeggiando per strada quando all’improvviso notò un bruco. L’imperatrice sfiorò l’insetto con le dita, provocando così la fuoriuscita di un filo di seta, che cominciò ad avvolgere intorno al dito.

Colpita dalla sensazione di calore che questo materiale emanava, decise di insegnare ciò che aveva appreso dalla natura al popolo cinese, che da allora divenne maestro indiscusso nella lavorazione della seta. 

Attraverso la celebre Via della seta, questo materiale viaggiava dalla Cina fino ai paesi del Mediterraneo, dove le origini di questo prezioso materiale rimasero a lungo sconosciute. Ancora oggi la Cina si configura come uno dei maggiori produttori mondiali di seta greggia. 

La tradizione del tè

«Le circostanze nelle quali si beve hanno motivi profondi! Per placare la sete si beve acqua, per dare conforto alla melanconia si beve vino, per scacciare il torpore e la sonnolenza si beve tè».

Con queste parole Lu Yu descrive le proprietà del celebre infuso, inaugurando col suo scritto «Cha Jing» la lunga tradizione dei saggi cinesi dedicati al tè. 

Culla e paese del tè per antonomasia, la Cina vanta ancora oggi il primato nella produzione e nel consumo dell’amatissima bevanda, della quale è in grado di produrre oltre 1.000 diverse tipologie. 

artigianato cinese tè

Anche questa tradizione è legata ad un racconto popolare. Si racconta che il leggendario imperatore Shénnóng durante le preghiere avesse l’abitudine di bere acqua di fonte scaldata sul fuoco vivo.

Un giorno alcune foglie di Camelia scivolarono nell’acqua bollente, sprigionando aromi e fragranze tutte particolari. Da allora la coltivazione di questo infuso e della sua pianta si estesero nell’estremo oriente, dando vita a rituali propiziatori che accompagnavano la degustazione della bevanda.

La lavorazione della giada

Il nome deriva dallo spagnolo e significa «pietra dei fianchi» (pedra de ijada), per via del suo presunto potere curativo in grado di agire su reni e lombi.

Da secoli la lavorazione della giada è una pratica centrale della tradizione cinese, tanto da essere utilizzata nella realizzazione di oggetti di culto.

Nello specifico fino al ‘700 in Cina veniva lavorata esclusivamente la nefrite, una pietra molto dura e sonora, mentre l’uso della giadeite importata dalla Birmania si è sviluppato solo in tempi successivi.

La lavorazione della giada è una delle tecniche più complesse che esistano, per via dell’estrema durezza che la pietra presenta. Anche per questo motivo nella cultura cinese la giada veniva considerata una pietra magica, simbolo delle 5 virtù morali: carità (per via della lucentezza), equità (i suoi angoli non sono taglienti), saggezza (pura nel suono), rettitudine (per via della traslucidità) e coraggio (è una pietra che si spezza ma non si piega).

Se siete alla ricerca delle meraviglie artigianali della cultura sinica, la Mostra dell’Artigianato 2016 è il posto che fa per voi. Vi aspettiamo a Firenze dal 23 aprile al 1 maggio per scoprire tutto il fascino dell’Impero Celeste.